Contrasto tra l'aristocratica e la plebea sulla guerra di Tripoli

Contrasto tra l'aristocratica e la plebea sulla guerra di Tripoli

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Plebea: Da piccola bambina io ave' 'mparato che c'era un solo Dio che ci comanda, ora si vede il mondo s'è cambiato perché si trova un Dio per ogni landa. Così rimane il popolo ingannato dalla vostra fallace propaganda: mentre Dio ci descriveva: «Non ammazzare», oggi vediam le gente macellare. Aristocratica: È sempre costumato guerreggiare e in oggi ce lo impone più che mai, chi per voler le terre conquistare e chi per dar lavoro agli operai. Intanto quei malvagi, piano piano, un po' di educazione la impareranno, tralasceranno i rei costumi suoi, diverranno educati come noi. Plebea: Dici che civilizzare tu li vòi, pagherei a sapere come farai: fammi i' piacere e dimmi come fai agli altri regala ciò che non hai. Prima di tutto civilizza i tuoi, perché se una statistica tu fai troverai tra gli italici abitanti il settanta per cento d'ignoranti. Aristocratica: Questo tu l'avrai letto sull'Avanti giornale socialista e temerario; essere nun ci poi che lui fra tanti all'impresa di Tripoli contrario. Mentre gli altri giornali, tutti quanti, rammentano d'un caso straordinario: giornali fatti da' nazionalisti, e l'Avanti lo fanno i socialisti. Plebea: Chi ama la guerra sono òmini tristi, privi di scienza e di cuore cattivo; fossero stati invece i socialisti, il mio figlio sarebbe ancora vivo. La guerra è bella pe' capitalisti, perché ritrovan sempre il loro attivo: dalle imposte che tengono impiegate dicono sempre: Armiamoci ed andate.
Informazioni
Contrasto raccolto da C. Bueno a Stia, in Casentino, nel 1965, inf. Maria Ringressi.
Fonte
Vettori Giuseppe, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975
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